Le finalità rientravano tutte nello statuto dell’Associazione ,inoltre aveva preparato un terreno fertile con il suo carisma un fotografo di grosso calibro e di indefessa passione, Carlo Monari.

 Egli, consigliere fin dai primi tempi, aveva già promosso la presenza di mostre importanti all’interno della turnazione espositiva asav, pittura, scultura, architettura, fotografia con nomi altisonanti quali Roiter e Galimberti. La sintassi della fotografia seriatese si perfezionò con un soggetto, Vezzoli, un’azione, riunirsi ogni mercoledì alterno al direttivo Asav in sala Carbonari,e tanti complementi: Carminati, Zanchi, Barcella, Cristini, Mangili, Sertulini ecc.

L’arte ha una attitudine particolare: sa prendere forme adeguate ad ogni contesto. La fotografia, se la si osserva con aridità di sguardo e animo algido è solo un documento. Bisogna acquisire una precisa coscienza e obbligarci ad osservare e a capire, educare l’occhio, come e – ducere, condurre fuori dall’immagine emozioni, sentimenti, sensibilità latenti.

Allora c’è posto per tutti. Accanto al tecnico che regola alla perfezione tutti i meccanismi di esposizione e produce scatti immacolati, c’è l’esplorativo sempre a caccia di nuove idee, c’è l’umanista che sa fare la letteratura dell’immagine, c’è il sociologo che ci punge la coscienza con i suoi volti di miseranda tragicità…

E’ la grande allegoria del palcoscenico del mondo.

L’anamnesi fotografica ci conduce a Niepce e a Daguerre, che misero a punto un procedimento per fissare in modo permanente su una lastra metallica le immagini della realtà. Fin dal 1840 la tecnica fotografica permise di ritrarre persone e cose, solo nel 1902, in America, la fotografia cominciò ad essere considerata al pari delle altre arti, grazie a A. Stieglitz, la cui attività fu importantissima per l’evoluzione del linguaggio fotografico. Oggi, usata ed abusata, la fotografia si è infiltrata nella cultura consumistica dell’immagine, ancella della massificazione e della globalizzazione. Un segno indelebile dei tempi? No. C’è ancora posto per un discorso etico, sociale e ludico.