La mostra, infatti , dice Luigi Erba nel testo che accompagna il catalogo, “ testimonia la peculiarità di un evidente eclettismo particolare, che è comunque disinibizione totale di fronte alle proprie “fonti vissute”: letterarie, iconiche del cinema, anche legate al luogo, al viaggio per trovare però, come nel caso delle ultime opere ispirate all’Olocausto, una risonanza di memoria interiore. Ed è in questo largo spettro di materiali della mente che si determina una fotografia totalmente svincolata dalla realtà, quasi a interpretare quell’essenza di allontanamento che le è propria. Un c’è stato, un’ apparizione, una folgorazione di cose apparse, proiettate, come quelle ombre di Platone, dall’antro di una caverna: siamo nel cinema, ma anche nella fotografia”