La sala espositiva comunale “Virgilio Carbonari” presenta dal 12 novembre al 3 dicembre “I Gritti: Carlo, Pietro e Calisto”, un’esposizione che nell’accostare queste tre figure cerca di proporre una lettura trasversale del loro lavoro.

Se da un lato la tradizione  - anche bergamasca -  ha diverse volte presentato famiglie dedite all’arte, dall’altro risulta meno usuale e puntuale una verifica in questa direzione svolta nel campo degli artisti del Novecento. D’altro canto la perdita delle “botteghe” ha fatto sì che l’approccio fosse indirizzato più alla lettura dei singoli.

Carlo e soprattutto i figli Pietro e Calisto nutrono una loro consolidata notorietà nel mondo artistico bergamasco, ma mai prima d’ora sono stati proposti in una mostra comune.

L’esposizione, dotata complessivamente di un numero cospicuo di lavori, cerca in modo sintetico ed efficace di presentarci la figura del padre Carlo Gritti, restauratore e pittore, nel suo ruolo di esempio-

matrice di una professionalità che, recepita dai figli in ambiti diversi (l’architettura per Pietro e la pittura per Calisto) si dispiega secondo una medesima modalità comune: la convinzione che l’adesione alla professione artistica sia da intendersi come “servizio di qualità”.

Carlo Gritti, decoratore e restauratore nonché pittore ( Ranica il 6 settembre 1893- Bergamo il 30 gennaio 1978). Si forma presso la “Scuola d’Arte applicata all’industria” e frequenta la scuola di perfezionamento d’arte a Firenze. Dal 1920 apre un  suo studio e collabora con  artisti- decoratori come Frana, Zanetti, Taragni, Marigliani, Fasciotti, Malagutti. Nel 1940 inizia una preziosa collaborazione con Mauro Pelliccioli che lo vedrà impegnato ad Orvieto sugli affreeschi di Luca Signorelli, nella Basilica di Assisi, in Palazzo Ducale a Venezia. Diversi sono gli interventi in terra bergamasca: nella chiesa di S.Antonio in Pianca, nella Chiesetta dei conti Orsi Mangelli a Osio Sopra, nelle