Decaduta e modificatasi nel tempo la domanda d’arte ( e di cultura in generale) delle pubbliche istituzioni, richiesta che nel passato anche recente era andata via  via incarnandosi in realizzazioni che ancora arricchiscono, sorreggono e guidano, con forza insopprimibile, l’articolazione del nostro sentire comune, oggi si deve assistere al rincorrersi di investimenti destinati a un più facile consenso,  ottenuto con iniziative estemporanee, dunque quasi sempre asfittiche e precarie.La responsabilità del dialogo tra la storia, il nostro presente e il futuro esigerebbe percorsi diversi. E sono spesso associazioni private, come appunto ASAV, che si fanno carico di divulgare, con forme di adeguata conoscenza, alcuni itinerari artistici che caratterizzano il nostro tempo e la nostra terra.Dai tempi del Gruppo Bergamo, per rimanere a cose dell’ultimo secolo, gli artisti bergamaschi hanno saputo intrattenere fertili rapporti tra di loro, collaborando spesso, in forme di articolatissima multidisciplinarità a commissioni comuni; ma è anche grazie ad aggregazioni più diffuse e recenti, che altri artisti si sono ispirati a un  altrettanto comune impegno di rappresentanza e di documentazione del proprio e dell’altrui lavoro,con iniziative,soprattutto espositive, ricche di una solida

progettualità storica e di validissima  sedimentazione dei valori critici. Ora parte di questa attività viene documentata nella sua forte motivazione propositiva e nei successivi lasciti, destinati a restare come emblematica proprietà, intensamente simbolica, di un ente pubblico, a disposizione dell’intera comunità.Nello scorrere l’elenco degli artisti donatori, si ha modo di ricostruire uno interessante spaccato del clima culturale degli ultimi decenni e della contemporaneità.Tecniche diverse, ricerche formali e linguaggi articolati si avvicendano con una naturalezza straordinaria, mettendo in luce l’aspetto forse più interessante della produzione artistica: che non è tanto quello legato a  selezioni capolavoristiche, tanto occasionali quanto spesso colpevolmente prive di adeguate strutture di accompagnamento o di interpretazione, quanto quello votato alla presentazione dello svolgersi di uno straordinario tessuto connettivo ramificato e diffuso nella contemporaneità, che rende ragione di presenze artistiche umili, forse all’apparenza, quanto sincere e vitali nel loro costituirsi interpreti di un divenire quotidiano che tutti ci coinvolge.